Più Limbiate meno cemento

27 settembre 2011

2000 FIRME Vs CEMENTIFICAZIONE

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Di seguito proponiamo e promuoviamo l’iniziativa che si terrà a Bollate domenica.

Un pranzo in cui aggiungere conoscenza all’esperienza che stiamo vivendo come comitato.

Un momento importante per FARE RETE.

NON MANCATE!

12 marzo 2011

Al villaggio del Sole brucia un pezzettino in più di Limbiate

Filed under: Comitato, Informazione, stampa, Villaggio del Sole — Tag:, , , — piulimbiatemenocemento @ 2:03 PM

Quella che vedete qui sotto è via Toscanini.

Venerdì sera è bruciato il tetto di una palazzina di 16 appartamenti.
Otto di questi appartamenti erano già abitati, mentre i restanti otto, come in tante delle infinite palazzine nate a Limbiate nell’epoca Romeo, erano invenduti.
Quattro degli otto appartamenti sono andati a fuoco.
Struttura inagibile, otto famiglie fuori casa.

La Palazzina è questa

O meglio, è nata nella parte contornata di rosso.
Come potete vedere l’area ha alle spalle un torrente e i residui della boscaglia, mentre davanti c’è… un’abitazione!
La palazzina insomma è sorta in un giardinetto privato.
Una palazzina-ina-ina… 16 appartamenti. 16 famiglie.
Il progetto, probabilmente a norma e dotato di tutte le carte necessarie all’edificazione e all’approvazione, è stato fatto passare nonostante le 16 future famiglie non avessero un accesso carrabile alla via.

Cosa è successo?

Il tetto è andato a fuoco, e i Vigili del Fuoco non avevano modo di arrivare sotto la costruzione con le autobotti.
Risultato: hanno dovuto lavorare dalle 20.00 alle 3.00 di notte, perché l’acqua non arrivava con la dovuta pressione sul fuoco. Fuoco che nel frattempo si è mangiato il tetto e ha appiedato otto famiglie.

Curiosità (1)
L’area si trova proprio alle spalle della cemenificazione di via Corelli, un PII tristemente noto per due motivi. Intanto perché l’Antimafia milanese ha detto che stavano gli interessi della ‘ndrangheta, in particolare del clan Valle.
Inoltre perché questo piano è stato realizzando invadendo il Parco delle Groane. Unico sito nella zona che ha avuto il permesso di svilupparsi all’interno di un ambito protetto a livello comunitario (ossia dalla Comunità Europea).
A momenti diventava un bene dell’umanità, a Limbiate invece lo abbiamo regalato alla ‘ndrangheta e al suo cemento.

Curiosità (2)
Dall’indagine infinito che ha portato all’arresto di 300 esponenti della ‘ndrangheta risulta che in via Toscanini al numero 23 ci abitasse Antonino La Marmore, ritenuto dalle autorità il mastrogenerale della Lombardia, ossia il referente di collegamento della ‘ndrangheta tra Lombardia e Calabria.

Di seguito in esclusiva, una gallery della drammatica serata.
L’occasione ci è grata per ringraziare i corrispondenti della carta stampata per la fornitura del materiale.

 

 

 

 

 

 

 


Giornale di Desio – 08 marzo 2011

Il Notiziario – 11 marzo 2011

 

Il Cittadino 12 marzo 2011

19 gennaio 2011

Basta con le ruspe salviamo l’Italia

Filed under: Comitato, Informazione, stampa — Tag:, , — piulimbiatemenocemento @ 9:40 AM

Tratto da www.repubblica.it

CEMENTIFICAZIONE

Basta con le ruspe
salviamo l’Italia

In 15 anni edificati tre milioni di ettari di territorio, l’equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme. E con il piano casa il processo ha avuto un’accelerazione. Appello per fermare lo scempio del paesaggio, prima che sia troppo tardidi CARLO PETRINI

Basta con le ruspe salviamo l'Italia

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell’Italia, un’enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l’avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.

I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perché anche la proprietà privata del terreno non dà automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo così alle generazioni future. Circa due anni fa su queste pagine riportavamo che l’equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un’area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano. E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unità d’Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all’agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.

Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma è sufficiente viaggiare un po’ per l’Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall’articolo 9, la legislazione in materia è in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonché ampi margini di azione per gli speculatori. Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l’installazione d’impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma è già contestata da alcune forze politiche. In Piemonte è stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessità dal “Movimento Stop al Consumo del Territorio”. In realtà, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici – quelli mangia-agricoltura – essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.

Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall’alluvione che l’ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l’equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri.

Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre più oggetto d’importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l’osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un’indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un’impotenza sconsolata. Del resto, costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male: l’Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s’impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso.

Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l’ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall’oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un’energia pulita anche da noi nell’ennesimo modo di lucrare a danno della Terra. Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo già scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l’impermeabilizzazione dei terreni, ed è profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che è veramente avanti anni luce rispetto al resto d’Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre. Dell’eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre già saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge. È sufficiente spulciare su internet il sito del movimento “Stop al Consumo del Territorio”, tra i più attivi, e subito salta agli occhi l’elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi.

Intendiamoci, questo non è un articolo contro il fotovoltaico o l’eolico: è contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perché l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la più grande catastrofe ambientale e culturale cui l’Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perché se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E’ come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido.

Il problema poi s’incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l’agricoltura da un po’ di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell’Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: “I redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa”. Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili. Ricordiamoci che difendendo l’agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilità di fare comunità a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza.

Per questo è giunto il momento di dire basta, perché rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Non un blocco totale dell’edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi. Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti.

Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni. Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d’accordo e disposti a unire le forze. È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c’è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima, tutti i giorni.

(18 gennaio 2011)

1 dicembre 2010

Vietato dissentire laddove poi si venga a sapere

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E alla fine il dissenso sbarcò chiaro in Consiglio

Magari un giorno diranno così di quanto accaduto ieri sera durante l’ennesimo consiglio comunale convocato per approvare colate di cemento.
Colate di cemento in piena città.
Colate di cemento in deroga alla normale pianificazione, e quindi basata sul progetto di un costruttore piuttosto che sulle necessità che una cittadinanza può esprimere.
Colate di cemento che ancora una volta segnano la discriminazione che questo governo cittadino porta avanti puntualmente, tra chi appartiene ai poteri forti e chi è un volgare cittadino.

Eugenio Picozzi. Il presidente del consiglio di tutti.

Giunti al momento della votazione circa l’adozione del piano integrato di via dei Mille, ci siamo alzati silenziosamente e abbiamo srotolato un semplice e silenzioso striscione.
BASTA CEMENTO.
E’ ovvio quel che succede. Stanno usando il cemento come sistema di governo della nostra città. E noi questo non lo approviamo. Lo vogliamo dire, far sapere, condividere con i tanti che la pensano come noi.
Lo vogliamo dire a loro, il governo riunito, nell’aula intitolata a Falcone e Borsellino.
Non abbiamo pensato di interrompere i lavori, osteggiare la votazione, sospenderla o urlare.
Abbiamo semplicemente scelto di dirlo in silenzio. Con uno striscione. BASTA CEMENTO.

Neppure un secondo di tempo, e il presidente ha bloccato tutto ordinando ai vigili di chiudere la bocca a quel no silenzioso.

Perché?
A fine seduta lo stesso presidente ci ha spiegato, “il regolamento lo vieta”.
Anzi di più, spiegando il perché dell’immediato ordine dato ai vigili, ha sussurrato laconico: “Mi è pesato molto”.

………………………..

Rileggendo il regolamento del consiglio comunale in effetti l’articolo 76 prescrive.

Non è consentita l’esposizione di cartelli, manifesti, striscioni e l’uso di qualsiasi altro mezzo che interferisca con l’esercizio delle funzioni del Consiglio o rechi disturbo allo stesso.

Va detto che l’articolo è piuttosto ambiguo.

Se la prima parte è chiara, offre parecchi spunti d’interpretazione la seconda: qualsiasi altro mezzo che interferisca con l’esercizio delle funzioni del Consiglio o rechi disturbo allo stesso.

Uno striscione muto srotolato ordinatamente in fondo all’aula può interferire su un’alzata di mano a discussione ormai chiusa?
Può recare disturbo alle funzioni del consiglio comunale (ossia scegliere in nome e per conto dei cittadini limbiatesi)?
Se anziché BASTA CEMENTO ci fossero state 30 mamme arrabbiate per la mancata erogazione delle ore di sostegno a bambini disabili, il presidente avrebbe ordinato la rimozione in 1.5 secondi come ha fatto con noi?
O piuttosto avrebbe chiesto silenzio e avrebbe fatto proseguire la votazione?

Ma allora che problemi può dare lo striscione BASTA CEMENTO a chi, in maniera fiera e determinata, è pronto a difendere la trasformazione (ops! Cementificazione) del nostro territorio tramite varianti e piani integrati?

Ovviamente la reazione pronta e immediata contro lo striscione ci ha spiazzato così ci stiamo informando su quanto accade attorno.

Per quanto ci risulta, in altri comuni i cittadini sono liberi di esprimere il proprio pensiero ovunque, purché lo facciano civilmente e senza che ciò interferisca con l’esercizio delle funzioni del Consiglio o rechi disturbo allo stesso.
Anzi, ci risulta che sia compito della politica favorire l’espressione delle opinioni di tutti i cittadini.
Di tutti, non solo degli amici.

Altrimenti si vive in un regno, non in una democrazia; in un regno governato da vassalli, non da consiglieri.

Pensate che mondo sarebbe se lo stesso brio lo usassero con i mafiosi quando si inseriscono negli appalti, o quando seppelliscono macerie in pieno centro sotto le nostre strade, o quando omettono di collaudare l’arredo urbano costruito a scomputo oneri.

28 aprile 2010

Cementificazione finale nel cuore della città di Limbiate.

Filed under: Comitato, Informazione, opere pubbliche, patrimonio, Progettualità — Tag:, , , — piulimbiatemenocemento @ 10:16 AM

Una nuova limbiate sta nascendo nel cuore della nostra cittadina.
Analizzando su internet la pianta del nostro comune,abbiamo notato come nel centro cittadino esista un vero e proprio corridoio verde che corre da via trieste fino alla saronno-monza.

E’ una fascia larga, al di fuori delle aree protette dei parchi quindi soggetta a cementificazione. Per altro nelle documentazioni ufficiali risulta essere già ‘superficie urbanizzata’

Dunque perché tenersi una superficie urbana priva di gingilli a 3 piani o miraggi di catrame?
Per essere edificata questa fascia avrebbe bisogno di un’unica cosa, una pianificazione territoriale.
La pianificazione territoriale che ci mostri quanto e come costruiranno si attende con il PGT (programma governo territorio) prossimo venturo.
Nell’attesa della redazione di questo strumento che illustrerà quali criteri verranno applicati all’urbanizzazione finale, l’opera è però già iniziata.
Ricorrendo allo strumento della “VARIANTE” al PRG (il vecchio piano regolatore che verrà redatto in PGT), si stanno già avviando le pratiche d’intervento nei punti strategici di questa nuova colonizzazione.

Sono tutte pratiche diffuse nelle amministrazioni locali, che seguono un iter assolutamente regolare e danno vita a trasformazioni pienamente prive di una vera e competente progettazione, ma pur sempre legali… salvo piccole distrazioni.

Voi, siete pronti ad ospitare questa nuova colonizzazione?


*il video inizia con un errore di ortografia…capita, anche nelle migliori famiglie!

6 aprile 2010

Non è una questione privata

Filed under: Comitato, Progettualità — Tag:, , — piulimbiatemenocemento @ 12:34 PM

Spesso ci siamo chiesti se vale davvero la pena mettere in gioco così tante forze, economiche e umane, per fronteggiare chi sta attaccando il nostro territorio.

Siamo cittadini comuni, contro una macchina economica molto agguerrita e molto potente.
Fronteggiarli da soli è un’impresa, oltre che vana, anche ardua.

Spesso ci piacerebbe che ad agire in una direzione di buon senso quale può esser la cura e il rispetto del territorio in cui viviamo, fossimo in più persone.

Per poter reagire e dire basta allo spreco dissennato del nostro suolo, sappiamo benissimo che serve essere in tanti.  Spesso vi chiediamo di partecipare, e di contribuire con idee e proposte alle nostre attività.

Se lo facciamo è perché ci accomuna una consapevolezza che ci rende uniti, forti.

Prospetto PII previsti nel regno Romeo

Quest’immagine riproduce in sintesi le prospettive di cementificazione di quest’amministrazione. Le aree indicate son tutte aree verdi che si sono già trasformate o presto diverranno, palazzine. Soldi.
Alla faccia dello sviluppo sostenibile e del rispetto dell’ambiente!

Questo grafico fu presentato in uno dei primi incontri fatti dal comitato spontaneo degli abitanti di via Monte Sabotino, circa due anni fa.
E’ una rappresentazione che attraversa gli anni del regno Romeo-Mestrone, sempre attuale, sempre forte, permanentemente impressa nella nostra testa.

Per questo siamo sussultati leggendo l’intervista rilasciata a Vorrei.org, in cui l’artefice di questo stravolgimento territoriale si dichiarava contro il consumo di suolo.

Forse parlava del suolo degli altri, dopo aver quasi finito il nostro.